Flannery O’Connor – Nelle viscere del southern gothic

 

Un punto sperduto nel mezzo della Georgia. Milledgeville, recita il nome sulla carta geografica. Difficile immaginare che possa essere stata un tempo la capitale dello Stato. Una capitale decaduta, ingombra di rovine della Guerra di secessione. Perfetta icona della causa perduta del Sud degli Stati Uniti.

È lì che Flannery O’Connor ha trascorso la maggior parte dei suoi giorni. Ed è lì che, nell’agosto di cinquant’anni fa, si è conclusa la sua vita. Eppure, da quell’angolo remoto di America, la sua voce non ha mai smesso di vibrare. Non solo tra le pagine dei libri (da Cormac McCarthy fino a Joe R. Lansdale), ma anche nella musica radicata nel più profondo della terra americana.

Quanti autori possono vantare di essere citati quanto lei dai songwriter di generazioni vecchie e nuove? Un segno indelebile lasciato in appena trentanove anni di vita, grazie a qualche decina di racconti e due soli romanzi (“La saggezza nel sangue” e “Il cielo è dei violenti”).

Attraverso un pugno di suggestioni musicali, il tentativo di queste righe è quello di sorprendere le tracce della scrittrice della Georgia nell’anima folk dell’America contemporanea. Sei canzoni e sei parole che seguono lo svolgersi di uno dei suoi racconti più famosi, “A Good Man Is Hard To Find”. Alla ricerca del segreto che rende così viva la sua eredità anche in un mondo all’apparenza tanto distante dalle campagne di Milledgeville, Georgia.

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