John Darnielle – Wolf In White Van

Un soffitto bianco. Niente di più anonimo, in apparenza. Ma, a guardarlo attentamente, è fatto di un’infinità di minuscoli dettagli. Crepe, grumi, screziature.
A volte, per fare i conti con un evento traumatico, tutto quello che serve è fissare il soffitto di una stanza di ospedale. E immaginare un intero universo al suo interno.

“Wolf In White Van”, il secondo romanzo firmato da John Darnielle, è anzitutto la storia di un sopravvissuto. Proprio come molte delle canzoni scritte per i suoi Mountain Goats, a partire da quelle degli ultimi “All Eternals Deck” e “Transcendental Youth”. Un sopravvissuto che porta i segni indelebili del suo passato. Perché il volto di Sean Phillips è rimasto sfigurato quando aveva appena diciassette anni, in una maniera così devastante da isolarlo praticamente dal mondo. Sean, però, di mondo ne ha inventato un altro: un gioco di ruolo, un gioco di sopravvivenza ambientato in un futuro post-atomico e battezzato “Trace Italian”. Non un gioco online, ma un gioco vecchio stile, tutto tramite posta cartacea. E sono proprio le sottoscrizioni a pagamento a “Trace Italian” raccolte nel corso degli anni a garantire a Sean il necessario per vivere.

L’esordio letterario di Darnielle, nel 2008, era ancora legato a doppio filo con la musica: per raccontare “Master Of Reality” dei Black Sabbath, il songwriter americano aveva trasformato la rilettura del disco nel diario di un ragazzo rinchiuso in un istituto psichiatrico, per il quale quelle canzoni erano diventate l’ultima ancora di salvezza.
“Wolf In White Van” è un affare completamente diverso: un romanzo a tutto tondo, in cui Darnielle trasfonde lo spirito immaginifico del canzoniere dei Mountain Goats in un labirinto narrativo più articolato e complesso che mai. Una storia che si sviluppa a ritroso, riavvolgendo il nastro della memoria quasi alla maniera di “Memento”, in un climax che procede ineluttabilmente verso l’inizio, verso il momento che ha segnato per sempre l’esistenza del protagonista.
È la voce di Sean che conduce il racconto, portando direttamente ad immergersi nel flusso di pensieri e fantasie che affolla la sua mente. Ma dentro c’è tutto l’immaginario più familiare ai fan dei Mountain Goats: dai b-movie ai romanzi fantasy, dagli anni Ottanta ai colori della California, dalle sale giochi alle cassette, da Dio a Satana. Con quella leggerezza nell’arrivare al cuore anche degli argomenti più drammatici tipica della penna di Darnielle.

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