Piccolo dizionario del 2014

A come Autismo. Mai arrendersi agli ostacoli, parola di Temple Grandin.
Andrew Jackson Jihad – Temple Grandin

B come Barcellona. Quel punto sulla mappa con scritto “casa”.
A Singer Of Songs – Another Day

C come Carcosa. “La storia è una sola. La più vecchia di tutte. La luce contro le tenebre”.
Andrew Bird – Far From Any Road (Be My Hand)

D come Dylan. E se “Street Legal” fosse uscito nel 2014?
Hiss Golden Messenger – Lucia

E come Earworm. Ovvero la canzone che ti striscia nell’orecchio e non se ne va più.
George Ezra – Budapest

I come Illusione. Promessa, svolta, prestigio. Il numero di illusionismo dell’anno.
Jesse Manley – The Tale

K come Kilt. Cartoline dalla Scozia.
King Creosote – Largs

M come Morricone. Spaghetti western in chiave zombie.
Timber Timbre – Bring Me Simple Men

O come Oceano. Il vento, le onde e il groove della California.
The Long Holidays – San Diego Groove

P come Padre. Lunga vita ai padri come quello di Mark Kozelek.
Sun Kil Moon – I Love My Dad

S come Separazione. Quando un “breakup album” diventa la svolta pop.
Frontier Ruckus – Bathroom Stall Hypnosis

T come Tempo. “Time shows all fools what they really are”.
Justin Townes Earle – Time Shows Fools

V come Vanderslice. John Vanderslice alla consolle, una garanzia.
Derek Senn – Whoop De Do

W come Whisky. Quello di segale, il più grezzo e crudo di tutti.
The Rye Boys – Misery Keeps

Z come Zolfo. Caro, vecchio, luciferino blues.
Luke Winslow-King – Home Blues

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