Bob Dylan – Shadows In The Night

Lo chiamano il Grande Canzoniere Americano: quel repertorio di standard che hanno fatto la fortuna degli editori musicali di Tin Pan Alley tra gli anni Venti e gli anni Sessanta. Fino a quando è arrivato Bob Dylan. “Tin Pan Alley se n’è andata. Sono io che l’ho fatta finire”: l’aveva detto a chiare lettere lui stesso, ormai trent’anni fa, raccontandosi a Cameron Crowe. Possibile che oggi tocchi proprio a Dylan sancire l’immortalità del Grande Canzoniere Americano?
Un tempo, un disco come “Shadows In The Night” sarebbe sembrato impensabile. Adesso suona quasi naturale trovare Dylan alle prese con un compendio di classici più o meno noti del modernariato pop americano. In un certo senso, non è un’operazione diversa da quella che negli anni Novanta aveva portato alla nascita di “Good As I Been To You” e “World Gone Wrong”: lì il recupero era quello delle radici folk e blues, qui lo sguardo si sposta verso quella tradizione a cavallo tra jazz e pop che, almeno dai tempi di “Love And Theft”, è ormai entrata a far parte a pieno titolo della musica di Dylan. Ma l’approccio è il medesimo: riportare le canzoni all’essenza, alla ricerca del loro volto più nascosto.

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