Elvis Perkins – I Aubade

Filtra appena la luce dell’alba, timida come un sussurro. Scopre gli amanti ancora abbracciati, mentre l’affacciarsi del giorno li chiama. Un addio, una promessa. I poeti la chiamano aubade: è un canto di separazione, è un canto di speranza. È una serenata all’aurora.
Per Elvis Perkins, il gioco delle assonanze associa misteriosamente aubade a obbedire: “Mi ha indotto a considerare a chi e a che cosa ho obbedito, invece che alla legge naturale e a quella sovrannaturale”. Proprio per questo ha deciso di intitolare “I Aubade” il suo terzo disco. “Per me è più un verbo al tempo presente che non un antico sostantivo: è tutto quello a cui rivolgo aspirazioni e speranze, offrire all’accrescersi della notte una suggestione di alba”.

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