Elvis Perkins. Serenate per il giorno del giudizio

Sarebbe perfetto come nome d’arte: Elvis Perkins. Una sorta di omaggio ai giorni del “Million Dollar Quartet”. Ma non si tratta di niente del genere: Elvis è proprio il figlio di Anthony Perkins, volto indimenticabile di “Psycho”, morto di Aids nel 1992. La madre, Berry Berenson, famosa fotografa per riviste come “Life” e “Vogue”, era a bordo dell’aereo che si schiantò per primo contro la Torre Nord del World Trade Center la mattina dell’11 settembre. Una concatenazione di sventure degna della biografia di Mr. E, che non ha potuto fare a meno di segnare profondamente la personalità artistica di Elvis Perkins.
Cresciuto tra New York e Los Angeles, il giovane Elvis impara a suonare il sax e la chitarra prendendo lezioni da Prescott Niles degli Knack (sì, proprio quelli di “My Sharona”…) e si fa conoscere andando in tour con gente come Okkervil River, Pernice Brothers, My Morning Jacket e Cold War Kids. Il passaparola virtuale e l’inserimento di un paio di sue canzoni nella colonna sonora di “Fast Food Nation” di Richard Linklater e in un episodio del telefilm “The O.C.” fanno il resto.

Così, superata da poco la trentina, Perkins arriva all’esordio discografico nel 2007 con Ash Wednesday, raccogliendo un pugno di brani dalla lunga gestazione, scritti per metà prima della morte della madre (cui il disco è dedicato) e per l’altra metà nel periodo successivo. Registrate a Burbank e Los Angeles, le composizioni di Ash Wednesday prendono forma con l’aiuto dell’amico Ethan Gold alla produzione (anche lui songwriter in cerca di fortuna), oltre che di una multiforme orchestra di collaboratori, che annovera tra le proprie file anche il fratello Oz Perkins, attore come il padre.
Insomma, ce ne sarebbe già abbastanza per creare un personaggio indie da manuale: ma la musica di Elvis Perkins riesce a cancellare subito ogni possibile ombra di scetticismo, con il suo repertorio di canzoni dall’impronta classica e dalle nobili ascendenze, vibranti di carne e sangue e di ombre di fantasmi.

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