Sufjan Stevens – Carrie & Lowell

“I don’t know where to begin”. Difficile immaginare una confessione più disarmata, per uno che di mestiere fa il cantastorie. Scoprirsi così sopraffatti da aver perso le parole. Da aver paura persino di affrontare il silenzio.
Difficile immaginarlo soprattutto per uno come Sufjan l’eclettico, quello del giro dell’America in cinquanta album e delle lettere aperte a Miley Cyrus su Tumblr. Ma in “Carrie & Lowell” le cose sono diverse: “Questo non è il mio progetto artistico. Questa è la mia vita”. E il gioco dei trasformismi lascia il posto alla carne e al sangue dell’esperienza.

Niente architetture barocche, niente trovate spiazzanti. A Sufjan Stevens stavolta non interessa stupire. Gli basta un rincorrersi cristallino di arpeggi, ad accompagnare la fragilità di una voce più indifesa che mai. Una voce pronta a sdoppiarsi come nel riflesso di uno specchio, trasformando all’improvviso la solitudine in coro. Lo si sente sin dalle prime note di “Death With Dignity”, con una carezza di tastiere che fa capolino solo per sfiorare i contorni della melodia. La stoffa è quella delle “John Wayne Gacy jr.” di un tempo: la vena del cantautorato più intimo di Stevens.
Eppure, c’è una nudità senza precedenti, per lui, nelle atmosfere rarefatte di “Carrie & Lowell”. Il segreto è racchiuso già nel titolo dell’album, nella dedica a Carrie e Lowell, la madre e il patrigno di Stevens. Una madre che l’ha abbandonato ancora bambino e che un male incurabile gli ha strappato via prima che potesse davvero riconciliarsi con le cicatrici di quel distacco. Guardare in faccia la sua morte significa guardare in faccia il vuoto rimasto dentro di sé, significa guardare in faccia tutto il proprio disperato bisogno di senso.

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4 pensieri su “Sufjan Stevens – Carrie & Lowell

  1. seguo sufjan da tanto tempo. lo considero un amico e questo album conferma che non è un impostore nè un musicista che cerca di fare il furbo. penso che la sua mente sia davvero affollata di tante cose e che stia cercando di metterle in ordine. grazie per la bellissima recensione, ho appena scoperto il tuo blog (la recensione l’ho letta su ondarock).

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  2. mente affollata è una definizione perfetta per Sufjan: affollata soprattutto di domande, in questo caso… e forse è proprio questa la cosa più importante. grazie a te di avere scovato queste pagine!

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