The Mostar Diving Club – Horizontal Hotel

Horizontal HotelIl segreto della perfetta canzone pop, per Damian Katkhuda, è semplice: “Scrivila per le ragioni giuste e non suonerà mai stucchevole”. Una lezione di cui i suoi Mostar Diving Club hanno saputo fare tesoro con la leggerezza dei migliori artigiani della melodia. Anche il nuovo “Horizontal Hotel” non fa eccezione alle regole della casa: stavolta, però, la luminosità dei colori lascia spazio a una declinazione più intima, capace di evocare il miraggio di Nick Drake senza rinunciare allo spirito lieve di sempre.

Gli ultimi echi di una festa, le luci della città che si fanno sempre più lontane: “Horizontal Hotel” si apre con un addio, un naufragio per sfuggire a quella vita che consuma l’anima. Accompagnati dalla fisarmonica di “Out In The Backwoods”, gli interrogativi di Katkhuda si fanno strada con un’inquietudine ombrosa, che va a sciogliersi sugli archi del chorus: “Where shall we go and how will we know and how will I get there?”.
Un senso sottile di mortalità si insinua nella dolcezza di “Scattered Flowers”, ed ecco l’incedere del banjo farsi incalzante come in qualche antica ballata folk. “Suppongo di pensare molto alla mortalità”, confessa Katkhuda. “Ma penso anche alle gioie della vita, per cui c’è una sorta di equilibrio”. Così, “Old Yellow Sun” va a rischiarare l’orizzonte con i suoi fiati da orchestrina swing, concedendosi la pura speranza di un cielo azzurro.

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