Musica di merda – Perché odiamo la musica degli altri

Avete mai provato a fare una ricerca su Céline Dion tra le pagine del forum di OndaRock?
Potreste imbattervi in commenti del genere: “La legherei con delle catene alla prua del Titanic per poi osservare compiaciuto mentre sprofonda nelle gelide acque dell’oceano”; o anche: “È la dimostrazione scientifica che dietro l’aspetto da boyscout dei canadesi si nasconde una cattiveria senza pari”; per finire con un liberatorio: “Dio come mi dà sui nervi quella cavalla imbolsita”…
La domanda, a questo punto, sorge spontanea: che cosa ci ha fatto di male Céline Dion? Da dove viene tutto questo odio? E perché, soprattutto in campo musicale, l’identità del proprio gusto finisce per esprimersi pressoché inevitabilmente nel disprezzo del gusto degli altri?
Proprio da questi interrogativi è partito lo scrittore e giornalista canadese Carl Wilson per dare vita a un saggio che, nell’edizione italiana, porta un titolo decisamente provocatorio: “Musica di merda. Parliamo d’amore e di Céline Dion, ovvero: perché pensiamo di avere gusti migliori degli altri”.

Pubblicato nella sua prima versione nel 2007, il libro è nato in origine all’interno della collana 33 1/3 della Bloomsbury Publishing, dedicata all’analisi di singoli album più o meno miliari nella storia del rock e del pop. In questo caso, il tema era appunto “Let’s Talk About Love” di Céline Dion, quello con la famigerata “My Heart Will Go On” di “Titanic”. Una scelta dovuta a una ragione ben precisa: proprio come ogni buon OndaRocker, Wilson ha sempre odiato con tutto il cuore la musica di Céline Dion (“una blanda monotonia gonfiata fino a fastidiosi livelli di magniloquenza”, la definisce). In più, c’era anche una personalissima ragione di risentimento: averla vista trionfare contro Elliott Smith nella notte degli Oscar del 1998, in una sorta di “Colosseo gladiatorio in cui i fragili emissari dell’arte sarebbero stati travolti dai carri tonanti della cultura di massa”.
Un disprezzo talmente viscerale da condurlo a porsi una domanda più radicale: “Perché ciascuno di noi odia alcune canzoni, o l’intera produzione di alcuni musicisti, che milioni e milioni di altre persone adorano?”. Per rispondere, Wilson ha deciso di affrontare di petto l’oggetto del suo odio: imponendosi l’ascolto analitico di “Let’s Talk About Love”, studiando la carriera di Céline, andando a cercare i suoi fan e spingendosi persino a Las Vegas per un faraonico concerto della popstar canadese.

Il risultato finisce per essere molto più di un semplice libro su un artista o su un disco: diventa una riflessione a tutto campo sul gusto musicale, più che mai stimolante in un’epoca come la nostra, in cui tutta la riflessione critica sulla musica sembra ridursi soltanto alla sterile dicotomia “mi piace/non mi piace”. Una vocazione enfatizzata ancora di più dalla nuova edizione del libro, che aggiunge al testo originario, oltre a una nuova postfazione, una raccolta di saggi firmati da una serie di nomi di tutto rispetto non solo del mondo della critica, ma anche della musica e dello spettacolo (da Krist Novoselic a Owen Pallett, fino a Nick Hornby e James Franco, solo per citare i più noti).

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