KINSEY – My Loneliest Debut

“Drummer, strummer and midnight hummer”.  Si presenta così, con una strizzata d’occhio alle rime della Steve Miller Band, il biglietto da visita di Nick Kinsey. Un nome che dovrebbe suonare familiare a chi ha visto almeno una volta dal vivo Elvis Perkins e la sua banda: come dimenticare lo sguardo spiritato di quel batterista pronto a trascinare tutti con sé nella foga della sua grancassa?

Già chiamarlo semplicemente batterista, in realtà, suona un po’ riduttivo. Nel suo curriculum c’è di tutto: un mentore del calibro di Billy Martin (quello del trio jazz Medeski, Martin & Wood), una formazione sui libri di etnomusicologia, un anno passato a Cuba con i maestri delle percussioni caraibiche… E, oltre all’esperienza negli “Elvis Perkins In Dearland”, un’avventura indie-pop al fianco dei Diamond Doves e una lunghissima lista di collaborazioni eccellenti, da Bon Iver ai My Morning Jacket, passando per i Cold War Kids e i Felice Brothers.
Ma il suo esordio solista, con solo il cognome tutto a lettere maiuscole a fare da ragione sociale, è qualcosa di più: una prova da songwriter, musicista tuttofare, giocoliere di suoni. La conferma di un talento a colori sgargianti, a cui vanno ormai decisamente stretti i panni del comprimario di lusso.

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