Leonard Cohen – You Want It Darker

leonard_cohen_you_want_it_darkerHinneni, hinneni. Parole antiche, parole che vengono da lontano. Dalle labbra di Abramo, dai rotoli della Torah. Da una voce arrochita dalle stagioni, scavata dal mestiere di vivere.
Quando non aveva ancora quarant’anni, Leonard Cohen aveva raccontato il sacrificio di Isacco attraverso gli occhi del figlio, della vittima predestinata. “Story Of Isaac”, si intitolava quella canzone, e aveva l’aspetto di una profezia della violenza dei tempi. Sulla soglia del grande mistero, il suo sguardo è diventato quello di Abramo. Quello del padre che affida completamente se stesso: hinneni, eccomi.

Consonanze del destino: proprio intorno a quella parola, un altro autore ha costruito negli stessi mesi il suo affresco letterario più ambizioso. Di Cohen potrebbe essere il figlio, eppure sarebbe difficile immaginare una sintonia più profonda. Nel suo “Eccomi”, Jonathan Safran Foer parla di essere padri e di essere figli, di appartenere a un popolo e di appartenere a una famiglia. E, al centro di tutto, c’è sempre la risposta di Abramo. “Non dice: ‘Che cosa vuoi?’. Non dice: ‘Sì?’. Risponde con una dichiarazione: “Eccomi”. Qualunque cosa Dio voglia, Abramo è completamente presente per lui, senza condizioni o riserve o necessità di spiegazioni”.
“I’m ready, my Lord”, mormora Cohen nel primo brano del suo ultimo disco. In una grigia mattina d’autunno, quel sussurro è diventato un addio. La verità della notizia che gli occhi fissano increduli su uno schermo. Ma non gli si renderebbe giustizia, a considerare quelle parole solo come un commiato. Dire “Eccomi” è molto di più, ci ricorda Safran Foer: è ciò che più di tutto definisce la nostra identità. È essere completamente presenti di fronte alla realtà, anche quando la sua domanda sfugge alla comprensione. Perché “non puoi impedire alle cose di succedere, puoi solo scegliere di non esserci”.

 

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2 pensieri su “Leonard Cohen – You Want It Darker

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